Fondazione Opera Pia Bettolini


da Nuove Briciole di Storia Patria di Don Luigi Rivetti,

Bettolini Giovanni e Ottavia

Ricca ed industriosa fino da oltre due secoli, come ce ne fanno fede parecchie Ducali che si conservano nell’archivio dell’Opera Pia omonima, era la famiglia Bettolini di Chiari che si estinse nel 1877 (19 febbraio) con Ottavia, vedova di Giacomo Calunga.

Alla sorella era premorto il fratello Giovanni (nato il 19 luglio1807, morto il 10 gennaio 1873) e l’uno e l’altra noi vogliamo ricordare in queste pagine.

Figlio di Paolo Bettolini e di Maddalena Capretti il nostro Giovanni, intrapresa la Carriera degli studi, frequentò l’Università di Padova studiandovi legge. In seguito coltivò ogni genere di letteratura sì che i suoi scritti distinguevasi per concisione ed eleganza. Gli avvenimenti del 1848, ai quali partecipò con quell’ardore che in quei tempi era in tutti per la causa della libertà della patria, lo costrinsero più tardi, per evitare mali maggiori, ad emigrare nella Svizzera.

Ritornato in patria, fu chiamato a reggere in qualità di amministratore l’ospedale Mellini, e in tale officio, benché corressero tempi difficili e calamitosi, amministrò con saviezza sì che mai fu costretto ad intaccare il patrimonio dell’Opera Pia. Per qualche tempo presiedette in qualità di Sindaco al nostro Comune; ritiratosi poi dalla vita pubblica visse in compagnia della sorella, già vedova, una vita ritirata praticando una beneficenza larga ed insieme prudente e nascosta, sicché ne andavano beneficati in modo speciale non i questuanti per mestiere, ma le famiglie che, prive di ogni cosa, si vergognavano di far conoscere i loro bisogni e di chiedere i necessarii soccorsi.

Di questo suo amore ai poverelli testimonio eloquentissimo sono le istruzioni lasciate alla sorella e che d essa ratificò con testamento in data 19 febbraio 1877 col quale legava al «Comune di Chiari l’intero censo avito (che depurato di pingui assegni e delle non lievi passività ed anche per troppo affrettate vendite di immobili si ridusse a circa 100 mila lire) per la istituzione di uno stabilimento ove si avessero a raccogliere, educare ed istruire, specialmente nei lavori di campagna, e mantenere con alloggio, vitto e vestito i fanciulli d’ambo i sessi abbandonati ed in pericolo di darsi al vagabondaggio».

Lo stabilimento nello scopo dove a essere simile a quelli istituiti in Soncino, Comonte e Martinengo per fondazione di donna Costanza Cerioli vedova Busecchi, e di ricoverati doveano appartenere ai comuni di Chiari, Castelcovati e Castrezzato.

A questo istituto di educazione e ricovero era da aggiungersi un «ricovero di mendicità a favore dei disgraziati domiciliati o residenti in Chiari che non hanno diritto alla speciale provvidenza di altri pii istituti esistenti nella città...» ma questo ricovero «non dovea essere attivato che entro i limiti del sopravanzo delle rendite del patrimonio lasciato, dopo provveduto all’istituto di ricovero e di istruzione agricola pei fanciulli nominato pel primo».

Inoltre al Comune erede fu imposto l’onere di dispensare medicinali a favore dei poveri domiciliati e residenti in Chiari per annue lire mille.

Una disposizione così benefica e provvidenziale, quella dell’istituto pei fanciulli abbandonati da istruirsi specialmente nei lavori agricoli, rimandata per parecchi anni mentre si estinguevano le passività e si affrancavano i cospicui legati, per molti e gravi motivi ha subita una modificazione, o meglio una trasformazione radicale.

Quello che dovea venire in seconda linea fu già fatto: il ricovero di mendicità è aperto, mentre la prima e principale istituzione, cioè la fondazione «di uno stabilimento pel ricovero di fanciulli e fanciulle abbandonati per essere istruiti specialmente nei lavori agricoli» è tramontata per sempre.

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Perché un sito rinnovato?

Le parole del Rivetti qui appena riportate indicano una strada che fin dai suoi prodromi si è dimostrata ostinatamente contraria alla primigenia volontà dei fratelli Bettolini, fino alle più recenti vicissitudini che hanno coinvolto la fondazione. L’esigenza del C.D.A. subentrato nel Giugno 2015 è stata quella di riordinare una situazione che dal punto di vista organizzativo e finanziario presentava della rilevanti criticità.

Oltre a fornire uno scorcio su una storia importante per Chiari, lo sforzo è qui verso una totale trasparenza per mostrare cosa era finanziariamente e patrimonialmente Bettolini all’inizio e poi al termine del decennio 2004-2014, quando la fondazione è stata presa in consegna dal presente C.D.A.

Un decennio in cui la chiave è stata vendita di terreni e cascine e trasformazione edilizia, il “fare per fare” incagliatosi nelle secche di una crisi immobiliare e nelle oggettive complessità di queste trasformazioni; “fare per fare” senza una condivisa progettualità sociale e che, però, si innesta sul “non fare”, un immobilismo che nei decenni precedenti aveva vuotato di senso la fondazione, divenuta perciò un forziere senza scopo e da reindirizzare, fino alle note conseguenze.

Questo è lo sforzo: del ricordare, del riparare guasti, conservare e quindi dell’intraprendere strade per una collaborazione con altre realtà similari a cui dare primariamente sostenibilità economica per potere sostenere uno scopo che per quanto riguarda Bettolini, nell’avviso di questo C.D.A., deve tornare ad essere quella che, con formidabile preveggenza, fu l’idea dei fondatori: l’attività legata all’istruzione agricola delle giovani generazioni.

Benito Zoccali,
Presidente pro-tempore Fondazione Bettolini.

Cosa è oggi Fondazione Bettolini

Il patrimonio della Fondazione è oggi principalmente costituito da due stabili, uno sito all’angolo di Viale Cadeo con Via F. Facchetti ed uno in via F. Facchetti.

Nel primo stabile, al primo piano, hanno sede l’Associazione Pensionati, e l’ufficio della Fondazione, al piano terra due uffici commerciali e al piano interrato un Auditorium attrezzato.

Nel secondo stabile sono stati ricavati N°12 appartamenti di cui N°10 sottoposti a vincolo di canone convenzionato (Bando SAAC, servizi abitativi a canone convenzionato, emesso dalla Regione Lombardia, ad oggi in fase di fase di perfezionamento), e N°2 appartamenti a canone libero, al piano terra vi sono tre locali per uso ufficio dei quali uno affittato ad associazione no-profit Kairòs, mentre al piano interrato si trovano le autorimesse di pertinenza.

Altro immobile di proprietà della Fondazione è la “Cascina Maglio” sita a Castelcovati, ma essa è in totale stato di abbandono e fatiscenza.

La fondazione è inoltre proprietaria di un piccolo appezzamento di terreno agricolo, di circa mq. 5.000 a Chiari, in Via Corsini

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